Vini croati

Fino al 1991 i viticoltori croati dovevano conferire le uve allo Stato jugoslavo. È solo dopo l’indipendenza che sono nate le prime etichette private. Ventitré anni dopo, la storia dei grandi imprenditori del vino e dei loro prodotti migliori sono stati raccolti in un libro scritto da due sommelier padovani, Francesco Verni, collaboratore del Corriere del Veneto, e Francesco Vitocco. Che cosa spinge un giornalista e un promotore finanziario a degustare i vini in Croazia e a raccogliere le esperienze in un libro? Gli autori lo spiegano bene nella prefazione del volumetto (Edizioni Estemporanee, 144 pagine, 13 euro).

Tutto nacque da una vacanza al mare e da un amico che compra di vino sfuso che viene venduto in due vecchie bottiglie di plastica, una di aranciata e una di cola. «Fu proprio in quel momento —raccontano Verni e Vitocco —che in noi nacque la voglia di raccontare che il vino in Croazia non è solamente "vino sfuso in bottiglie di plastica" ». Così i due sommelier hanno cominciato un lungo viaggio in Croazia, tralasciando le spiagge trascorrendo il tempo fra cantine e vitigni di Istria e Dalmazia, delle isole del Quarnero, dell’entroterra attorno alla capitale Zagabria e della Slavonia, la regione storica con una forte identità, che si rispecchia in vini dalla spiccata personalità. La guida, spiegano gli autori, è la prima al mondo sui vini croati.

È rivolta a quei turisti che amano andare in vacanza nei Paesi dell’ex Jugoslavia e che vogliono sapere dove si trova il vino buono. La Croazia è uno Stato che oggi produce ottime etichette, c’è almeno una cantina per ogni isola. Verni e Vitocco ne descrivono 40, suddivisi in vini bianchi, rossi, da dessert e vini del futuro raccontando storie di personaggi incredibili come quella di Moreno Coronica, che durante la vendemmia dormenel pavimento della cantina, o Ivica Matosevic, che ha esportato i suoi vini nei migliori ristoranti del mondo.

Corriere della Sera

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