Ottavio Venditto - Re Mida del vino

«Un vino non lo fa grande un nome ma chi si sporca le mani in vigna». È questa la frase che ripete spesso ai clienti Ottavio Venditto, il ventottenne veneziano premiato lunedì a Milano col titolo di «Miglior sommelier d’Italia, premio Franciacorta 2014». Venditto succede ad Andrea Balleri, che ha da poco lasciato il servizio alla Wine Suite dell’hotel Danieli per tornare in Sardegna dalla moglie.

«Siamo molto amici ed è stato bello essere premiato da un grande professionista come lui», spiega Venditto che non lavora in un hotel a cinque stelle sul Canal Grande, ma in un ristorantino che i cinefili conoscono bene. La Tavernetta, il locale che la famiglia gestisce dal 1996, si trova a pochi passi dall’hotel Excelsior e dal Palazzo del cinema del Lido. «Tra fine agosto e settembre - racconta - siamo piacevolmente invasi da giovani e anziani cinefili che si fermano da noi per pranzare o per cenare dopo aver visto i film in concorso». Tra i clienti, ci sono anche attori protagonisti delle pellicole in gara. «Quello che ricordo con maggior piacere è l’attore e regista inglese Tim Roth (membro della giuria di Venezia 71, ndr). Quando è arrivato l’ho riconosciuto subito. Mi ha detto che voleva mangiare bene e bere meglio, dandomi carta bianca. Gli ho proposto un vino del Friuli Venezia Giulia che mi ha richiesto il giorno dopo, quando è tornato per assaggiare altri piatti della nostra cucina». Ottavio Venditto è nato a Padova ma è cresciuto a Venezia. Dopo il liceo linguistico, si è trasferito a Parigi per migliorare la conoscenza del francese («lingua d’obbligo per un sommelier») e poi ha cominciato a girare il mondo con un viaggio che ha toccato anche l’Australia. Alla Tavernetta è impegnato sette giorni su sette da fine febbraio a novembre, quindi dice che non frequenta molti altri posti veneziani. «Quando non sono impegnato col lavoro mi piace viaggiare in Italia e all’estero». Nell’ultimo mese è diventato il «re Mida del vino» raccogliendo premi in tutte le regioni italiane visitate. Ha vinto il Master del Sangiovese in Emilia Romagna, il Nebbiolo Master in Piemonte e, poi, lunedì a Milano, il tastevin tricolore 2014. L’ultimo veneto a vincerlo era stato Eddy Furlan, già presidente dei sommelier veneti, nel 1980, sempre a 28 anni. All’esame si è dovuto superare fra questionari scritti, degustazioni alla cieca, presentazione di vini, prove di comunicazione, prove di accoglienza di clienti stranieri in francese, abbinamenti vino-cibo, analisi tecniche e «analisi emozionali». Dopo aver messo in fila 57 agguerriti sommelier, Venditto ha battuto anche due toscani, un uomo e una donna, e si è meritato anche i complimenti del governatore Luca Zaia, per un premio «che testimonia ancora una volta il legame del Veneto con il mondo del vino, volano per la nostra economia ». Venditto ricorda che «il Lido non è Venezia, qui c’è un turismo diverso, fatto prevalentemente di austriaci e di tedeschi che sanno che cosa vogliono. La ristorazione oggi in Laguna? Molti hanno approfittato dei numeri che fa Venezia per ingannare i clienti. Ma le cose stanno cambiando. Il cliente si accorge se davanti c’è un oste che non ama il suo mestiere. Con Tripadvisor e altri siti ormai i clienti sanno che cosa aspettarsi. E sono più attenti a spendere. Io non ho un ristorante stellato ma ho sempre pensato che la qualità debba sempre esserci, nei prodotti ricercati da proporre nel menù o nei vini da aprire in sala». Venditto, fidanzato da quattro anni con una parrucchiera («non conosceva il vino, adesso ama tantissimo i bianchi profumati dell’Alto Adige e dell’Alsazia »), sogna un’esperienza di lavoro all’estero «per poi tornare in Italia con idee nuove »

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