Padre Bacco. Il vino nella letteratura e nella medicina

“Padre Bacco. Il vino nella letteratura e nella medicina” è un agile saggio enologico scritto da Vincenzo Petitto e Fulvio Sellitto pubblicato da Iuppiter Edizioni che racconta come il nettare degli dei sia stato oggetto di attenzione da parte di studiosi e letterati sin dai tempi più antichi. In passato si accostò al vino anche una qualità curativa tant’è che nell’ultima parte del testo, i due fini conoscitori del “sangue di Dioniso” si soffermano sull’argomento descrivendo come esso fosse impiegato nella terapia medica dall'antica Grecia fino a tutto il Settecento.

Se è vero come diceva Alceo che il vino è uno specchio dell'uomo allora è ancora più opportuno approfondire la propria cultura enologica per godere in toto dei benefici del bere, consuetudine oggi sempre più diffusa. Come scrive Aldo de Francesco nella prefazione “Sarebbe il modo più educativo e raffinato per gustare intensamente atmosfere di inebrianti sensazioni, il solo capace di farci sentire la forza antica, misteriosa, edificante di un bicchiere di vino e, con essa, la consapevolezza di saper godere questo dono divino”.

Dalle leggende alle poesie, dai miti alle citazioni presenti nei grandi poemi, pensiamo all’Iliade, l’Odissea, la Divina Commedia, il volume sapientemente strutturato elogia il vino la cui origine “si identifica con l’alba della civiltà”. Iniziando dalla ricostruzione etimologica del termine per poi soffermarsi sulla sua presenza, utilizzo e consumo tra i Sumeri, Traci, Egizi e via discorrendo, si compie un viaggio nella storia percorrendo usanze e tradizioni durante le quali si brindava alla gloria elevando calici di vino durante i sontuosi convivi. Di notevole interesse sono anche le pagine dedicate alla musica quella dove il vino viene cantato per esempio Vivaldi lo fa ne “Le quattro stagioni” e Donizetti ne l’”Elisir d’amore”.

Il saggio narrativo storico appare come l’elogio di una bevanda sublime in grado di alleviare fatiche, di far dimenticare dispiaceri o di placare la rabbia ma capace anche di far cadere in tentazione proprio come avvenne ad Adamo ed Eva perché al contrario di quanto si è sempre narrato, nel libro leggiamo che fu Adamo a raccogliere l’uva e premendola lasciò cadere il succo sul corpo di Eva che cosparsa di questo nettare rosso fu asciugata da amorevoli carezze da parte di Adamo. L’aneddoto discolpa Eva da alcune congetture anche se nel corso della storia, gli uomini supporranno con maschilistica convinzione che la donna intenta a bere del vino sia un’adultera in quanto gli effetti della bevanda (lo stordimento e un’incontrollata felicità) la indurrebbero a comportarsi in modo disdicevole.

Un buon vino per essere tale dev’essere spiritoso, pastoso, fragrante, fresco e frizzante. Ciò lo rende irresistibile e dona gioia in colui che lo beve, ma quella forma di piacere dionisiaco può coinvolgere non solo il singolo. Di essa ne può beneficiare l’intera collettività intravedendo l’unità nel grappolo d’uva. Una sorta di fratellanza che regala all’uva un’immagine nuova, insolita, bellissima.

Tra le riflessioni più congeniali associate al vino merita senza dubbio menzione quella di Platone che dichiara “La popolazione di uno stato deve essere mescolata come il vino nella coppa, il quale appena versato, spumeggia (impazza), ma se viene temperato da un altro più sobrio, dà corpo ad una bevanda salutare!”.

Il pamphlet appassionante e curioso regala momenti di estasi letteraria al pari di quella prodotta dalla degustazione di un buon vino.

Tags: medicina, letteratura

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