Il vino degli Egizi

Il vino degli Egizi
Il vino degli Egizi
Come in tutte le religioni, anche nella religione dell'antico Egitto si riteneva che la vita continuasse dopo la morte. Il defunto nel suo viaggio nell'aldilà necessitava tra l'altro anche di cibo, e di bevande, quali appunto il vino e la birra. Nei corredi funerari trovati nelle tombe dell'antico Egitto sono stati trovati oltre a innumerevoli altri oggetti anche dei contenitore contenenti cibi e bevande. Oltre alle provviste stivate nelle tombe, vi si trovano anche dipinti, iscrizioni, bassorilievi che illustrano servitori nell'atto di preparare cibi e bevande per il faraone. Questo perché le "provviste" seppur rituali finivano, e la funzione di questi documenti era appunto quella di perpetuare la vita quotidiana del faraone, assicurandone così la sopravvivenza anche nell'aldilà.

Quel che è più interessante per gli studiosi è che tramite i reperti conservati nei corredi funerari e le scene presenti nelle tombe, si è potuto arrivare a conoscere sia i prodotti alimentari finiti, sia le caratteristiche della loro produzione e i procedimenti della loro conservazione e cottura. Questo ci permette di conoscere con una certa esattezza le abitudini alimentari delle classi abbienti. L’antica saggezza egizia non esitava ad ammonire contro gli stravizi e le esagerazioni dell'alimentazione! In alcuni papiri di insegnamenti morali si ritrovano  infatti delle massime molto significative e anche molto attuali:

  • “Non ti abbuffare di cibo: chi lo fa avrà la vita abbreviata”, oppure
  • “E’ gran lode dell’uomo saggio contenersi nel mangiare”, o infine
  • “E’ meglio stentare dalla fame che morire d’indigestione”.

Orti e giardini erano molto diffusi dell’antico Egitto: molto spesso erano erano anche di piccole dimensioni vista l'esiguità del terreno coltivabile. Navigando anche oggi sulle rive del Nilo si puùò ben comprendere quale fosse lo stile di vita dei contadini di un tempo: da allora pochissimo è cambiato e su  gran parte delle rive del Nilo la vita scorre ancora placida e tranquilla come tre millenni orosono.

Nei frutteti venivano coltivati cocomeri, meloni, fichi, palme da dattero e, solo dopo essere stati importati nel Nuovo Regno, meli e melograni: come per l’olivo infatti, diversi prodotti arrivarono sulla tavole degli egiziani a seguito dei contatti commerciali, particolarmente fiorenti all’inizio della XVIII dinastia, con i paesi del Mediterraneo orientale. Veniva raccolta e apprezzata anche la frutta selvatica, come le giuggiole, simili alle ciliegie, e le noci di palma dum. Si riteneva inoltre che il frutto della mandragora avesse potere afrodisiaco e significato simbolico erotico, forse per la concentrazione di tossine presenti nella buccia, che ha effetti narcotici e anche allucinogeni in chi lo mangia.

Negli orti abbondavano numerose varietà di verdure, tra cui cipolle, porri, aglio, sedano, cetrioli e soprattutto ceci, fave e lenticchie, che erano elemento quotidiano dell’alimentazione degli antichi egiziani; i piselli comparvero solo con il Nuovo Regno. Particolarmente coltivata era la lattuga, i cui cespi raggiungevano grandi dimensioni: forse per questo motivo la lattuga era sacra al dio Min, protettore della fecondità. Lessi o arrostiti erano gustati anche alcuni tipi di tuberi e rizomi.

La coltivazione della vigna era assai praticata e ce ne resta testimonianza da diversi splendidi dipinti che ritraggono contadini e contadine nell'atto della vendemmia.
Per ulteriori informazioni si veda:
http://www.aton-ra.com/egitto/approfondimenti-antico-egitto/42-approfondimenti-egitto-vari/141-vino-degli-egizi.html

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