Troppa anidride solforosa rovina gli aromi dei vini bianchi

In un'annata, la 2013, che potrebbe richiedere un uso piu' massiccio di anidride solforosa per esempio a causa di una non perfetta sanita' delle uve, la So2 ritorna a mettere in campo le sue non poche criticita', secondo il sito Winenews.it. Per il Master of Wine Sam Harrop livelli elevati del conservante del vino piu' importante sono in gradi di mutare radicalmente il profilo aromatico dei vini bianchi.

Una constatazione giusta, peraltro gia' nota, che comunque rimette in gioco il ruolo della So2 anche in considerazione della presenza sempre piu' massiccia sui mercati di vini che ricorrono a quantita' sempre piu' ridotte di questa sostanza o, in alcuni casi alla sua completa assenza. Un limite auspicabile per garantire una sanita' superiore al vino, ma che, evidentemente, trova ostacoli non secondari nella sua attuazione. A partire dal fatto che la So2 viene prodotta spontaneamente durante la fermentazione da alcuni ceppi di lieviti, fino a circa a 10 mg/lt.

Per Harrop, infatti, i produttori, piccoli o grandi che siano, restano troppo prudenti di fronte all'utilizzo della So2 e la loro visione e', in generale, stereotipata, nel senso che non si vuole vedere alcuna alternativa al suo utilizzo. Difficile, per adesso, pero', non comprendere la maggior parte dei produttori di vino di tutto il mondo che, necessariamente, non possono avventurar arsi troppo in sperimentazioni quando la loro produzione e' per lo piu' destinata all'esportazione, con tutte le problematiche del caso, a cui l'anidride solforosa ancora oggi risponde con buona efficienza. Insomma, non si puo', per il momento, fare a meno della solforosa se si vogliono ottenere vini stabili, trasportabili e commerciabili.

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